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In Rivolta contro la massificazione (Venator, Terra Firma)

  • 20 ago 2020
  • Tempo di lettura: 4 min

Articolo Pubblicato i primi anni 2000 da Venator sul sito Terra Firma.

In un mondo che si dipinge come pieno di libertà, svago, egoismo, di sviluppo tecnico e di progresso infinito verso uno stato di beatitudine e uguaglianza, si deve vedere infatti l'assoluto opposto. Come ha detto Hegel, viviamo in un mondo capovolto, dove la verità è essa stessa un momento del falso. Più questo mondo progredisce, più approfondisce le proprie conseguenze, più segue il proprio processo logico, più vediamo all'opera l'involuzione, più la realtà sprofonda nel degrado totale e in un non senso che rende la parola «nichilismo» sembra un eufemismo per descriverlo. C'è qualcosa di peggio del nichilismo («razionalità») e della scienza come base metafisica del mondo tecnico), è la «felicità di massa».

Il nichilismo è stato lo stato di crisi dei secoli XIX e XX; dopo la caduta degli imperi e dell'aristocrazia, il regno della borghesia e dell'economia razionale gettò il mondo in una fase caotica di distruzione e guerra. Il nichilismo era sia la coscienza di questo caos che il caos stesso. Essere nichilista significava essere totalmente immerso nella crisi, e quindi avere la possibilità di comprenderla, e quindi, possibilmente, di superarla. Uno era un nichilista (che ne fosse consapevole o no) come se uno fosse malato nel mezzo di un'epidemia. Essere malato offre la possibilità di combattere la malattia, di trovare un antidoto. I «sani di mente» erano quelli, paradossalmente, nemmeno consapevoli della malattia e dell'epidemia, ma che ne morivano comunque! Il mondo non è più nichilista. È ben oltre. Ben sotto. Viviamo nell'era post-nichilista delle masse in cui essere un individuo non è altro che essere una creatura materiale nutrita di beni di consumo identici e della cultura più bassa e falsa. La crisi è finita. Finché c'è una crisi, c'è un'opposizione, una lotta, un conflitto. Nella vera era delle masse, non c'è più conflitto. Il conflitto è stato sradicato, il conflitto è ciò che deve sparire TOTALMENTE. Perché il conflitto è negativo, perché il conflitto crea opposizioni, differenziazione dei potenziali, diversità, animosità, dominio e servitù, una reazione contro questo dominio e servitù. Lo Stato e l'economia vanno di pari passo, fusi in un'unica grande macchina che funge da leviatano social-capitalista globale. Questo mostro è nato dallo sviluppo tecnico e tecnologico della scienza e della razionalità e dalla distruzione di tutte le organizzazioni organiche. In effetti, è una sintesi di Capitalismo e Totalitarismo, che, contrariamente a quanto si è fatto credere, non sono antagonisti, ma seguono lo stesso percorso, hanno le stesse origini e alla fine si sono mescolati nello Stato post-nichilista di Uguaglianza totale e di totale competitività.

La verità è che lo scopo dei "nemici" di oggi è quello di costruire uno Stato sociale e totalmente capitalista, controllando tutti i settori e tutti gli aspetti della vita umana, in una parodia di grandezza e di solidarietà organica, è un regime nichilista egualitario, il controllo meccanico delle masse (leggasi individualità distrutta), il capitalismo si sta sviluppando sempre in modo esponenziale e de-realizzando il mondo in un'astrazione monetaria e finanziaria, nulla conta se non lo scalare una fantomica piramide sociale, solo per l'amore dei soldi e dell'opulenza.

L'unità forzata delle masse de-organizzate porta all'attuale Stato social-capitalista, in cui le differenze (chiamate «discriminazioni», in realtà le differenza non sono per forza intese in ambito negativo) devono essere sradicate per garantire la pace totale, una pace che fa comodo solo al Capitale. Le forze totalizzanti che vediamo all'opera sono in realtà una: l'omogeneizzazione a tutti i livelli. In definitiva, nello Stato post-nichilista delle masse, uomo e gli animali dovrebbero avere gli stessi diritti e quindi lo stesso status.., da antispecista non posso che essere d'accordo, ma questo non avviene per l'amore dell'animale o per la liberazione dal suo status di prigioniero, ma bensì per sfruttare l'uomo e gli animali per ingrossare il dominio del Capitale, la loro lotta per i diritti umani ed animale non serve per la vera emancipazione, ma solamente per creare più uomini-macchina al suo servizio. Più sudditi, più scalatori sociali, più gente che segue queste dottrine liberticide. La tendenza è quindi verso un mondo di «sogno», verso un mondo di «bambini» e di infantilizzazione psicologica. Da non confondere con il puro mondo del Fanciullino descritto da Pascoli: Mc Donald's, Disneyland, intrattenimento, la cultura giovanile di branco, la musica commerciale, la moda massificata etcc... insomma tutta la cultura «americana» è infatti un prodotto omogeneizzato destinato a distruggere internamente ogni struttura psicologica differenziata. Le leggi contro la discriminazione, le quote, sono tutte fatte per interferire con l'individuo a livello più privato e intimo; e queste leggi lo sono presentato come progresso sociale, come nuove libertà; e quindi approvate da tutti, peccato che al capitale non interessa nulla dell'uomo, al Capitale interessa il profitto! Siamo solo numeri e consumatori!

Le masse, gli individui senza storia, senza passato, senza conflitti, senza pensiero critico, senza indipendenza, sono fatti per essere felici nella schiavitù; sono fatti per volere e richiedere più controllo, più repressione, più leggi, più omogeneità; e questo controllo e repressione viene presentato e persino vissuto come un nuovo progresso, una nuova libertà. Tutto, dal macrocosmo al microcosmo è strutturato logicamente per forzare un'unità e un'uguaglianza su tutti gli aspetti della vita umana, attraverso la distruzione deliberata e calcolata di ogni aspetto della vita umana (l'essenza della vita è il conflitto e la differenza al suo livello più fondamentale : sessualità e morte). Le parole sono tutte ribaltate nel mondo capovolto, e un progresso è ora una repressione, un'operazione di pace, un'azione di guerra di massa. E tutti ci credono, non perché siano idioti, ma perché hanno lottato per questo mondo e l'hanno ottenuto. Perché le masse vengono risucchiate nel vortice del sistema, in quanto sono esse stesse il sistema e aderiscono a tutti i suoi aspetti.

Rivoltarsi contro le masse è oggi vivere una vita di assoluta denegazione nel corpo di un «cittadino normale». Non c'è nessun posto dove andare, nessun posto dove scappare, nessuna foresta in cui nascondersi. C'è il mondo, il suo sistema e i pochi individui che sono disposti a resistere. Per il loro bene. Non perché il mondo meriti di essere salvato, ma perché sentono che la loro vita vale la pena di essere vissuta. Come una vera vita. Non come una parodia della schiavitù sorridente infantile all'insegna dell '«uguaglianza e carte di credito per tutti, la libertà è neòòp spendere i vostri soldi».

 
 
 

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