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Perchè "Patria Partenopea"?

  • 16 set 2020
  • Tempo di lettura: 5 min

Collocata tra i “fuochi” del Vesuvio ad est ed i Campi Flegrei ad ovest, “Partenope” gode di una posizione in grado di fornirle il lustro, il fascino e la magnificenza che per secoli hanno accompagnato il suo nome. Affascinante è il mito della sua fondazione, riconducibile alla sirena Παρθενωπη (Parthenope), nata dal dio-fiume Acheloo e dalla madre-terra Persefone, dotata di un volto di fanciulla ed il corpo di un uccello, probabilmente morta dopo un rifiuto da parte di Ulisse. Quanto alle origini storiche, fondata dai Cumani (una delle più antiche colonie della Magna Grecia) verso la fine del VIII secolo a.C. in un periodo coevo alla fondazione della stessa Κύμη [Cuma] (725 – 720 a.C.), riuscì ben presto a differenziarsi dalla “madre” e ad essere poi ribattezzata Neapolis. La città nuova risultò dotata, in origine, di un estremo rigore geometrico, in linea con la struttura delle città greche basate sui cardi e decumani. Uno dei primi riferimenti storici lo si ritrova in Tito Livio, il quale, attraverso una breve digressione sull’origine di Neapolis, riferisce la presenza di due Urbes: Palepolis e Neapolis. Nella prima, in particolare, aveva sede la res Neapolitana, l’odierno monte Echia; mentre nella seconda fu poi stabilito il foedus Neapolitanum (vedi oltre). Strabone invece dedica brevi cenni alla storia della città; rievoca solo la sua fondazione per mano cumana e la venuta, poi, degli έποικοι (coloni) Ateniesi e Pithecusani (Πιθηκούσσαι – isola d’ Ischia). Ciò che è certo è che la nuova città, in linea con Cuma, tenne fede alle tradizioni greche, come dimostra la persistenza del culto di Demetra e la ripresa delle φρατρίες (fratrie – divisione sociale su base parentelare). Fu il rapporto privilegiato con Atene che le rese possibile un rapido sviluppo urbanistico ed una rapida “conquista” delle principali rotte commerciali. Ciò fu possibile soprattutto grazie al declino della Tirannide dei Diomenidi a Siracusa e all’abbandono di Pithecusa da parte degli stessi siracusani. E’ in questo nuovo scenario che si rafforzarono i rapporti con la città si Atene, in particolar modo sotto il governo di Pericle; rapporti che furono mantenuti saldi fino alla guerra archidamica (prima fase della Guerra del Peloponneso). L’ equilibrio di Neapolis venne poi interrotto dalla minaccia Osca, alla fine del V secolo a.C., quando furono conquistate Capua e Cuma. Seguì una battaglia con Roma (istigata dai Sanniti, preoccupati dall’espansionismo romano), messa a tacere da Publio Filone. E’ da questo momento in poi che Napoli stringerà con Roma il Foedus Neapolitanum, attraverso il quale la città riuscì a conservare ampia autonomia di costumi e tradizioni (di origine greca). Coinvolta anche nelle guerre Puniche, grazie a Pirro, e devastata poi a causa della lotta tra Mario e Silla, la città vide il fiorire di importanti scuole, come quella di Sirone dove studiò Virgilio, e fu il luogo in cui si formò la congiura per uccidere Cesare. In età augustea fu distrutta nel 79 d.C. dal terribile terremoto descritto da Plinio il vecchio ed alla sua ricostruzione seguì la richiesta di ribattezzarla Partenope, mentre, in età cristiana, sotto Diocleziano, vide il fiorire di alcune delle maggiori chiese della città, come le Catacombe di San Gennaro, la chiesa di San Giovanni Maggiore e quella di San Gregorio Armeno. Nel 476 lo stesso Romolo Augusto, ultimo degli imperatori romani d’Occidente, fu deposto ed imprigionato a Castel dell’Ovo, vecchia villa di Lucullo.


La favorevole posizione ed il clima mite resero la città ideale per gli otia dell’aristocrazia romana ed è per questo motivo che Neapolis si arricchì di eleganti ville romane, come quella di Lucio Licinio Lucullo sul monte Echia, o quella di Publio Vedio Pollione e la Grotta di Seiano. Resti delle origini greco-romane della città di Napoli sono osservabili oggi a Piazza Bellini, dove ritroviamo delle mura greche, mentre dall’alto della Certosa di San Martino è possibile constatare come ad una ordinata struttura di base si sovrapponga un intricato gomitolo di strade che ben si sposa con l’aria mite della storica Partenope. Nel periodo successivo alla caduta dell’Impero Romano, la Campania fu governata da un console collocato a  Capua e facente le veci dell’imperatore bizantino (allora Teoderico il Grande); sotto questo regno  visse un periodo di pace nonostante fosse esasperata dalla rovinosa politica fiscale adoperata . Durante le Guerre Gotiche (535 – 553) che imperversarono in tutta l’Italia devastando intere città, Napoli fu saccheggiata nel 536 da Belisario con l’intento di punire i napoletani, blanditi dalle parole degli oratori Pastore e Asclepiodoto, per l’appoggio offerto ai Goti; dominio confermato nel 542 con la sconfitta dell’imperatore goto Totila.

Ducato bizantino Durante il periodo bizantino, Napoli attuò una politica filo – musulmana, in un’ottica più ampia del semplice ducato, data la presenza della dinastia araba insediatasi a Palermo nel 831; non mancarono di certo le guerre, soprattutto contro i popoli vicini (principalmente  i longobardi di Benevento, Capua e Salerno), fino al 1137 che comportarono la caduta del ducato bizantino di Sergio VII di Napoli da parte del normanno Ruggero II di Sicilia, dando così vita al Regno di Sicilia.

Periodo normanno Ruggero giunse a Napoli nel 1140 e fu accolto con tutti gli onori, confermando alla nobiltà i propri privilegi; questo momento di pace durò fino all’avvento di Guglielmo I nel 1154  a causa di alcune rivolte tra la classe nobiliare e quella militare; rivolte che si conclusero con rivolte popolari contro l’imperatore. Seguì un periodo di tranquillità con Gugliemo II, fino all’invasione degli svevi di Enrico IV.


Periodo svevo Durante l’invasione sveva Napoli resistette ad un lungo assedio durato tre mesi ma alla fine capitolò nel 1194 facendo atto formale di obbedienza al nuovo imperatore. Il totale assoggettamento all’imperatore si ebbe con l’effettivo possesso della carica imperiale , nel 1208, da parte di Federico II Hohenstaufen. Federico pose fine al periodo di semi – anarchia che si era creato con la caduta dell’impero normanno grazie alla promulgazione della Costituzione di Melfi, la quale regolava l’ordine nei rapporti di vassallaggio nei confronti della nobiltà. Sotto il regno di Federico II Napoli conobbe il suo massimo splendore in ambito culturale (soprattutto in ambito letterario e giuridico) anche se non ottenne un gran favore presso il popolo a causa di una politica fiscale fortemente accentrata sul re, avendo abolito le autonomie comunali e la classe sociale dei notabili. Con la morte dell’imperatore, accolta con un’insurrezione popolare, Napoli si pose sotto la protezione del papa Innocenzo V fino al 1253, quando dovette arrendersi  all’assedio da parte di Corrado IV; con la battaglia di Benevento del 1266 si ebbe la sconfitta degli svevi dando così inizio all’epoca angioina sotto il re Carlo D’Angiò.


Gli Angioini «savio, di sano consiglio, e prode in armi, e aspro e molto temuto e ridottato (rispettato, ndr) da tutti i re del mondo, magnanimo e d’alti intendimenti», con queste parole Giovanni Villani nella sua Nova Cronica descrive il nuovo re il cui lustro aumentò ancor di più con la vittoria contro il giovane Corradino di Svevia (ultimo erede di Federico II) a Tagliacozzo nel 1268; durante il periodo angioino, Napoli ebbe enorme importanza dal momento che fu scelta come capitale dell’impero, a discapito di Palermo. In questi anni videro la luce capolavori architettonici come il Maschio Angioino (che sarebbe  stata anche sede papale, dato l’ottimo rapporto dei francesi con la Chiesa) e Castel Sant’Elmo. Sicuramente il re angioino più importante fu Roberto, conosciuto anche come Il Saggio e descritto da Boccaccio come «il re più sapiente del mondo dopo Salomone»; nonostante la situazione prospera, il regno non seppe resistere alla cupidigia generata dalle questioni dinastiche della casata francese che videro la regina Giovanna D’Angiò, appoggiata alla nobiltà partenopea, uccidere il marito Andrea d’Ungheria. Nel Prossimo articolo andremo avanti con la storia della nostra nazione napolitana, e ne analizzeremo i fatti accaduti. NOXIAS HERBAS!




 
 
 

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