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Primitivisti vs Transumanisti

  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

È curioso come una teoria che si pone all’estremo opposto dell’anarco-primitivismo – come il transumanesimo – abbia individuato gli stessi identici problemi: “Come transumanista sono completamente d’accordo con la visione dei primitivisti, secondo i quali cui la tecnologia e il progresso stanno fondamentalmente cambiando la vita dell’umanità in peggio”, scrive su Motherboard il filosofo e futurologo Zoltan Istvan. “La tecnologia e la civilizzazione sono decisamente uscite dal nostro controllo. (…) Il cervello e il corpo umano non sono fatti per una tecnologia così radicale, per le gigantesche metropoli in cui molti di noi vivono, o per gli schemi sociali e lavorativi intensivi che ci ritroviamo a vivere”.


C’è meno enfasi sulla questione ambientale; ma di fondo i problemi individuati sono gli stessi. La soluzione, però, è drasticamente diversa: “(Noi transumanisti) vogliamo lasciarci alle spalle la razza umana e accogliere un futuro tecnologico e dominato dalla scienza, fatto di protesi robotiche, ecosistemi digitali, un ampliamento indefinito della vita e nuove filosofie sociali”, prosegue Istvan. “Il punto di scontro fondamentale di ‘anarco-primitivismo versus transumanesimo’ è che le persone tendono a pensare che siamo ancora umani. Una descrizione [che] perde completamente la sua rilevanza quando si discute con chi indossa un esoscheletro, possiede un microchip RFID, assume occasionalmente del Viagra e indossa dei Google Glass. Siamo esseri umani? Non più, e abbiamo iniziato a dirigerci verso il transumanesimo molto tempo fa, quando abbiamo ricevuto il nostro primo vaccino”.


È curioso come il transumanesimo, una teoria che si pone all’estremo opposto dell’anarco-primitivismo, abbia individuato gli stessi identici problemi.

La soluzione, quindi, non può passare da un ritorno a uno stile di vita primitivo, ma piuttosto dal trovare il coraggio – sostengono i transumanisti – di accettare le estreme conseguenze del progresso tecnologico e abbracciarlo senza remore; trovando nella tecnologia le risposte ai problemi che la stessa tecnologia ha (in parte) posto.


Entrambe le teorie potrebbero essere derubricate a utopie radicali che vivono solo nella mente di filosofi scollegati dalla realtà – peraltro il primitivista Zertan e il transumanista Zoltan hanno recentemente dato vita a un dibattito alla Stanford University – ma il primitivismo sembra aver colto con maggiore lucidità la principale incognita della nostra epoca: ha senso continuare a sfruttare uomo e ambiente a beneficio di un capitalismo che non giova più alla società nel suo complesso? Un tema che le classiche categorie socio-politiche non affrontano ancora con sufficiente determinazione.


Ed è forse proprio questo che va salvato della teoria primitivista: la corretta individuazione di problemi che non popolano l’agenda politica, ma attorno ai quali sta iniziando a formarsi una certa consapevolezza. Non torneremo a essere cacciatori e raccoglitori (non fosse altro che per una semplice questione numerica: siamo troppi) e nemmeno sembrano riscuotere successo vie “moderate” come la decrescita felice (rinnegata dai primitivisti); ma se riusciremo a inquadrare correttamente i mali del nostro tempo, e a porvi rimedio, potrebbe anche essere merito di movimenti estremisti, utopisti e “impossibili” che li hanno individuati.

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Andrea Daniele Signorelli, estratto da: www.iltascabile.com/societa/anarco-primitivismo/

 
 
 

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